Pianoforte Solo - Cristian Marconi
Mercoledì 31 ottobre - ISIS Romero di Albino
Si riparte con le Lezioni Concerto, che quest'anno saranno quattro.
C’è curiosità da parte della Presidenza - malgrado gli impegni s’è visto il nuovo Preside, il prof. Savoldelli - da parte dei nuovi - la 1^L è l’ultima arrivata, ma si fa notare - da parte di chi già c’era - le altre classi, tutte quante, che si chiedono cosa succederà dopo i colpi dell’anno scolastico appena passato.
La proposta è importante, di quelle veramente toste, di cultura sopraffina ed impegnata e pure il collega di filosofia (Belotti, e chi se no? Unico collega presente alla lezione) se ne accorge da subito e non perde un colpo.
Cristian è diplomando in pianoforte, il suo programma è interamente centrato sul telaio d’esame: Berio, Beethoven, Schumann e Brahms: solo Debussy è liberamente aggiunto e sa bene che sarà una prova, un’esperienza da cui trarre insegnamento.
Ci diamo dei tempi, dei riferimenti e dei pretesti, per sottolineare agli studenti almeno alcuni aspetti di queste pagine.
La lezione viene ripetuta, con diverse varianti, anche contenutistiche, per tre volte dalle 8:00 alle 10:40, così da alternare le classi in un’esperienza diretta e di rara intensità: sentire dal vivo un vero e proprio concerto pianistico non è cosa da tutti i giorni per i nostri studenti e con questo programma è addirittura un’esperienza unica!
Beethoven, ci aiuta a capire come il genio umano possa superarsi quando c’è consapevolezza e determinazione: scrisse la Sonata op.109, una fra le più importanti delle sue 32, quando era già completamente sordo, così come la Sinfonia n° 9 e gli ultimi quartetti.
Ma la partenza è timida e la mastodontica composizione non lascia scampo: non c’è il tempo per risvegliarsi o per capire che il pianoforte non è quello dei giorni migliori… ci si adatti ed in fretta!
Segue Debussy (La cathédrale engloutie - La cattedrale sommersa), dopo breve spiegazione della poli-armonicità (combinazione di più armonie contemporanee, rese possibili dall’uso del pedale tonale del pianoforte), e il sapore è quello giusto: pare di trovarsi avvolti nell’acqua e i movimenti sono come rallentati ed i suoni cupi… un bel sentire, soffice e lontano.
Si prosegue con Brahms e la sua capacità di ricamare sopra i motivi popolareggianti delle composizioni magiare-ungheresi: la Rapsodia op.119 n°4 è un collage di tre motivi popolari che tornano più volte e anche in questo caso il piglio è deciso, il suono appoggiato.
Berio ci guida nel difficile compito di spiegare i suoni armonici: quante volte ci abbiamo provato… quanti inutili tentativi… ma in pratica è tutto diverso: il nostro pianista – che nel frattempo ha preso la giusta confidenza con l’ambiente e col pianoforte – appoggia con forza un suono grave, lasciandolo vibrare sino ad estinguersi, ed ecco affiorare le armoniche superiori… anche se ci vogliono diversi tentativi e grande silenzio, per percepirli e convincersi della loro esistenza (non era proprio il caso di attaccare con la fisica-acustica!).
Ci diciamo soddisfatti: ora sapete che esiste anche questo tipo di musica (Brin – Endenklavier dai 6 Encores) scritta da un grandissimo e di difficilissima comprensione (gli armonici, appunto).
L’esecuzione è molto buona: a Marconi è congeniale tutto ciò che non è convenzionale.
Di Schumann poche righe dagli Studi Sinfonici op.13: d’accordo, anche il tempo a disposizione se n’era ormai andato tutto, ma ammettiamo che non avremmo avuto il coraggio di proporre tale composizione per intero, data la grande difficoltà da parte di chi ascolta (dura più di 30 minuti) e di chi esegue.
La proposta è stata seguita dagli studenti con attenzione e silenzio, a conferma dell’interesse e del gradimento diffusi.
Programma:
L. Berio
dai "6 Encores": Brin, Endenklavier
R. Schumann
da "XII Studi Sinfonici op. 13":Tema, 12 variazioni e finale
L. van Beethoven
dalla "Sonata op.109": Vivace ma non troppo, prestissimo, tema e sei variazioni
J. Brahms
dalla "Rapsodia op.119 n°4": Allegro
C. Debussy
dal "I Libro dei Preludi": La cathédrale engloutie
Note al programma
Luciano Berio, 1925-2003
Brin/ Endenklavier, dai 6 Encores
Compositore italiano (recentemente scomparso) fra i più significativi ed autorevoli del nostro tempo. Il linguaggio proposto è innovativo e decisamente sbilanciato verso i suoni armonici cioè tutti quei micro effetti che scaturiscono dall’incontro di altri suoni, talvolta in modo del tutto accidentale. Le armoniche risultano per questo molto delicate ed interamente da ritrovare fra i suoni stessi solo ad un’attenta analisi ed ascolto. Interessantissimo e personalissimo l’atteggiamento di Berio di fronte alle scelte compositive, sempre nuove ed innovative. I due brevissimi brani proposti, quasi minimalisti, sono una chiara sperimentazione delle potenzialità dello strumento in chiave avanguardistica.
Robert Schumann, 1810-1856
XII Studi Sinfonici, op. 13
Pianista e Compositore di straordinaria creatività, capace come nessun altro autore romantico di interpretare con assoluta libertà il nuovo gusto nascente, interamente proteso al sentimento. Il brano è importante, ci troviamo senz’altro di fronte ad una fra le più significative e monumentali composizioni concepite per pianoforte solo: oltre 30 minuti di musica generate da un’unica idea tematica in un costante vortice di virtuosismi e contrasti ritmici.
Ludwig van Beethoven, 1770-1827
Sonata op. 109
Una delle ultime pagine scritte da Beethoven quando era ormai già completamente sordo e provato da un isolamento sempre più profondo e desolante. Si tratta di una composizione pre-romantica, già libera di quei caratteri formali tipici del classicismo precedente. Geniale lo stacco introduttivo con i suoi ricami e nobili passaggi fra le mani; assolutamente inaspettato il rapido Scherzo centrale (quando di solito in una Sonata si dovrebbe infatti avere a questo punto un Adagio): una vera bordata battente sul finire del primo tempo. Chiude una meditativa melodia calda e cantabile, opportunamente variata sino all’improvvisazione finale, caratterizzata da un lungo trillo, a fare da contrappeso ai rapidi arabeschi arpeggiati, che nascondono per l’ultima volta, il motivo portante.
Johannes Brahms, 1833-1897
Rapsodia op. 119 n°4
La Rapsodia è un insieme di motivi popolari caratterizzati da spunti orecchiabili e danzanti: l’abilità del compositore consiste nel nobilitare il materiale utilizzato, in origine scarno, sino ad elevarlo ad opera d’arte. Nello specifico si distinguono chiaramente almeno tre motivi popolari: il primo quasi una marcetta, il secondo cupo e meditato ed il terzo una plastica melodia, che la saggezza di Brahms ha saputo amalgamare in modo del tutto omogeneo.
Claude Debussy, 1862-191
La cathédrale engloutie, dal 1° libro dei Preludi
Una costante del pianeta debussyano è la descrizione della natura, specialmente dell’acqua e del vento, in ogni sua forma: pioggia, onda, brezza, bufera, scroscio, tintinnio, goccia, fiume, mare, rigolo, ruscello, ecc. La cattedrale sommersa è un esempio dell’energia fortemente impressionista del suo linguaggio: in particolare a tratti pare di sentire la presenza dell’acqua che avvolge tutto e tutti, rallentando ed appesantendo i movimenti, confondendo e allontanando i suoni e i linguaggi, proprio perché ovunque... sommersi… Tutti hanno finito per essere debitori di questo signore, che è rimasto unico, caratteristico ed originalissimo re-inventore della musica: anche il Jazz pare aver attinto dal suo sistema.
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