Duo Flauto e Pianoforte - Alessia Deana e Donato Giupponi
Giovedì 15 maggio - Aula magna S.M.S. a Gandino
Programma:
Anonimo, sec. XVI
Tourdion: Quand je bois du vin clairet
(flauto, ottavino e pianoforte)
Raymond Guiot, 1930
Quattro pezzi facili
(flauto e pianoforte)
Note al programma
Anonimo - secolo XVI
Tourdion: Quand je bois du vin claire (flauto, ottavino e pnf)
Canto goliardico, inneggiante al vino, al bere, all’ebrezza estatica. Documento storico tipico del primo ‘500, assai diffuso ancora oggi come uno fra i più amati canti profani dell’Alsazia. "Beviamo bene, beviamola dunque, facciamo guerra a questa bottiglia… Beviamo bene, beviamo amici miei, beviamo, beviamo, vuotiamo i bicchieri. Mangiando un grasso prosciutto, a questa bottiglia facciamo guerra. Quando bevo del chiaretto, amici, tutto gira, gira, gira. Così ormai bevo, Anjou e Arbois. Cantiamo e beviamo, facciamo guerra a questa bottiglia, cantiamo e beviamo, amici miei, beviamo dunque."
La versione proposta è solo strumentale, ma non perde neppure per un poco la naturale bellezza, un passo danzante così coinvolgente e la raffinata orecchiabilità.
Raymond Guiot, 1930
Quattro pezzi facili (flauto e pianoforte)
Quattro piccoli pezzi - anche se non proprio facili come il titolo lascia intendere: musiche gustosissime, ricche di interessanti spunti e sempre accese da veri motivi di novità e alle volte inaspettati, che stupiscono.
Il primo è un delicato dialogare fra i due strumenti (il protagonista indiscusso è sempre il flauto, ma pure il pianoforte si ritaglia degli spazi significativi), con una melodica scelta di fraseggio.
Il secondo più concentrato sull’armonia, con accordi ricercati e ben dosati, su cui plana il suono del flauto, talvolta più ritmico che melodico.
Il terzo si arricchisce da un punto di vista formale: è il più interessante e ostico.
Chiude l’esecuzione un motivo danzante, giocato sul chiaroscuro maggiore/minore, di precedenti sistemi compositivi, utilizzati solo come pretesto per pennellate di gusto, per effettistiche liquide e mai banali.
La musica francese troppo spesso ci aveva abituati a miele e sdolcinerie esagerate: con tale R. Guiot pare di essere ritornati ai tempi in cui i francesi dominavano incontrastati con gente del calibro di Cesar Franck, o Camille Saint-Saens.
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