Duo Percussioni e Pianoforte - Nicola Carrara e Donato Giupponi
Mercoledì 30 aprile - ISIS Romero di Albino
Lezione particolarissima e per vari motivi, alcuni già stimolanti di suo: chi suona è Nicola, un ex alunno dell’Istituto e fra il pubblico c’è pure la sua ex classe e le percussioni sono molto intriganti, anche solo per il fatto che non sia un unico strumento ad eseguire ma tutta una strumentazione che, mi confidano, è appena sufficiente per un percussionista.
La batteria (naturale), il tamburo, il vibrafono e lo xilofono, utilizzati tutti in brani specifici e dalle differenti modalità. Nicola - è molto emozionato e ci tiene tantissimo a fare una buona figura davanti ai suoi tanti amici presenti - illustra le caratteristiche salienti di ogni strumento e poi si suona: il brano per vibrafono solo è dolcissimo e invitante, malgrado sia in verità un passo tecnico (un esercizio, uno studio).
Momenti salienti della lezione certamente la composizione del celebre Antonio Carlos Jobim (difficilissima e meravigliosamente coinvolgente, con quel Bossa Nova chiaramente latineggiante) e l’assolo per tamburo (A minute of news), momento di puro virtuosismo del bravissimo, seppur giovanissimo percussionista.
Completa la lezione un Ragtime per xilofono e pianoforte (Log cabin blues), la celeberrima What a wonderful world e una squisita melodia Irlandese (When irish eyes are smiling). Davvero una gran bella lezione, una lezione di stile, non solo di musica e tutti gli studenti si sono sentiti felicemente coinvolti, dato che lì c’era uno di loro, uno come loro... e bravo Nicola!
Programma:
David Friedman
Esercizio n°25
(vibrafono solo)
Louis Daniel Armstrong
What a wonderful world
(batteria e pianoforte)
Ernest Ball
When irish eyes are smiling, moderately with feeling
(batteria e pianoforte)
Antonio Carlos Jobim
Medium Bossa Nova: Chega de Saudade (No more blues)
(batteria e pianoforte)
George Hamilton Green
Ragtime: Log cabin blues
(xilofono e pianoforte)
Eugene Novotny
A minute of news
(tamburo solo)
PERCUSSIONI: NICOLA CARRARA
Si avvicina alle percussioni già nel ’99 - con il batterista Stefano Bertoli - e tre anni dopo si iscrive al Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova, sotto la guida di Loris Stefanuto, dove tutt’oggi frequenta e si sta preparando al conseguimento del Diploma specifico in Percussioni. Nel 2003 studia ai Master-Class con batteristi di rango, quali Horacio Ernandez “El negro”, Billy Cobam, Peter Erskine e i percussionisti Romanenghi, Tasca, David Searcy e Mike Quinn (questi ultimi entrambi percussionisti del Teatro la Scala per oltre 30 anni), con cui tutt’ora svolge tirocinio e continua il perfezionamento. Gli viene assegnata una borsa di studio della durata di un anno in America (2006/‘07), dove si distingue alle audizioni per l'Orchestra Giovanile del Minnesota e più tardi a quelle per l’Orchestra di St.Paul e Minneapolis (composta da una selezione dei migliori giovani strumentisti). Sempre in America arriva secondo ai Concorsi per percussionisti del 2007 e studia strumento all'Università del Minnesota – fra gli altri - con Earl Yowell, Peter Kogan e Josh Carlson. Recentemente ha sostenuto due Concorsi Internazionali per Tamburo: il primo a Fermo (Ita) e il secondo a Parigi, classificandosi rispettivamente al terzo e quinto posto. Ha lavorato con l'Orchestra Stabile del teatro Coccia di Novara, con l'Orchestra del Conservatorio di Mantova. Ha eseguito in prima assoluta un pezzo del maestro Taglietti, per Radio Vaticana. Suona in un Gruppo di Percussioni (composto da allievi della classe di Percussioni del Conservatorio), con cui s’è distinto prima vincendo un Concorso per Gruppi da Camera Nazionale e poi piazzandosi in Semifinale al Trofeo TIM (Trofeo Internazionale della Musica). Frequenta il quinto anno di Liceo ed è prossimo al conseguimento dell’Esame di Stato.
Note al programma
David Friedman, secolo XX
Esercizio n°25 (vibrafono solo)
Lo studio (esercizio…) è una composizione pretestuosa, avente lo scopo di costringersi al superamento di alcune difficoltà tecniche, tipiche dello strumento, mediante uno studio appunto, regolare e disciplinato. Il vibrafono è un idiofono (percussione con suoni determinati), costituito da lamine di acciaio di dimensioni diverse, appoggiate sopra dei risuonatori tubolari: il suono, ottenuto mediante percussione delle lamine con 2/3 bacchette, è particolarissimo e assai curioso. Viene usato specialmente nel Jazz, nella musica moderna e contemporanea.
Louis Daniel Armstrong, 1900-1971
What a wonderful world (batteria e pianoforte)
Grande trombettista jazz, conosciuto anche con nomignolo “satchmo” (rospo) per la sua voce gracidante, più che per l’aspetto tarchiato e la bocca esageratamente larga. Circa il brano , non ha certi bisogno di presentazioni…
Ernest Ball, secolo XX
When irish eyes are smiling - moderately with feeling (batt/pnf)
Una Ballade, molto melodica e a tratti dolcissima, della grande tradizione irlandese: è molto celebre e usatissima pure in contesti popolareggianti e musiche da film. La batteria accompagna il motivo con semplicità, alternando pelli e piatti, in un accompagnamento sobrio.
Antonio Carlos Jobim, secolo XX
Medium Bossa Nova: Chega de Saudade (batteria e pnf)
La Bossa Nova è un passo di danza caratteristico delle melodie Latino-Americane, molto invitante al movimento del corpo, al ballo. Ricchissima e anomala (veramente molto difficile) la ritmica del pianoforte, che contrasta con la regolarità della batteria; A.C.Jobim è stato uno fra i più grandi interpreti del genere.
George Hamilton Green, secolo XX
Ragtime: Log cabin blues (xilofono e pianoforte)
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un passo molto coinvolgente, dove il pianoforte marca solo le armonie e puntella la regolarità della ritmica, come un sostegno appunto; ma è lo xilofono (piastre dal suono metallico) a farla da protagonista indiscusso, con cascate di note sempre swingate e con il motivo melodico sempre saldamente in pugno.
Eugene Novotny, secolo XXI
A minute of news (tamburo solo)
Brano minimalista, quasi un aforisma: un tamburo, alcuni battenti e cambi di bacchette, sono gli ingredienti, scarni, semplicissimi. Eppure il brano è coinvolgente, ricchissimo da un punto di vista timbrico, incredibile da un punto di vista esecutivo: come si possono ottenete tutti questi suoni da un solo tamburo? Si segnalano, la ritmica coinvolgente e l’originalità del pezzo: non credo proprio sia capitato spesso di sentire cose simili…. ma neanche lontanamente!
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